Con l'ultimo fatto di cronaca di femminicidio si è invocato l'intervento della scuola per sanare questa piaga della socierà e il ministro di turno si è prontamente attivato per introdurre l'educazione sentimentale nella scuola. Sui social si è scatenato un vivace dibattito tra psicologi, insegnanti, giornalisti e politici tra contrari e favorevoli.
Ho letto le varie tesi contrastanti e mi son posta la domanda: si pensa veramente che la scuola non si occupi dell'educazione all'affettività? Io ho sempre ritenuto che ogni disciplina offre la conoscenza della realtà e la possibilità di educare al bene, al giusto, al vero. Ho sempre colto l'occasione per educare alle relazioni
positive, all’accoglienza dell’altro, al rispetto reciproco, alla
salvaguardia della persona a prescindere dal genere,
colore, ruolo sociale, anche perchè questo tipo di educazione è presente anche nella normativa dei programmi e nella Costituzione.E penso che come me la pensino la maggior parte dei miei colleghi.
Allora se qualcosa non va bene, bisogna riconoscere che la scuola non è l'unica agenzia educativa, che bisogna considerare in primis la famiglia, poi la chiesa, la politica e l'influenza dei media, dei social, della pubblicità e di tutta la società.
Occorre un cambiamento radicale e non penso basterà l'educazione sentimentale come disciplina scolastica a modificare un modo di essere che si struttura dalla prima infanzia all'adolescenza! Servirebbero esperienze che aiutano le/gli adolescenti ad essere più consapevoli delle proprie emozioni e servirebbero esperienze che aiutano l'imparare a regolare emozioni, ad osservare i propri comportamenti, a riflettere sulle conseguenze che possono avere per gli altri.