"Canne al Vento" , il romanzo più celebre della scrittrice sarda premio Nobel Grazia Deledda, è il libro proposto come lettura del mese di settembre da "La Potenza dei libri".
In quest'opera l'autrice ci presenta la realtà sarda di fine Ottocento/inizio Novecento, con delle splendide descrizioni degli usi e dei costumi della società sarda di quel periodo. I personaggi non sono solo gli abitanti di Galte (situato sulla costa tirrenica); presenze oscure come fantasmi, janas (fate), panas (spiriti di donne morte di parto) e nani riescono a dominare l'azione dell’uomo, rendendolo vulnerabile e fragile. Il titolo allude ad una sintonia fra l'uomo e le canne: come il vento piega le canne, così tali forze oscure e primordiali piegano l'uomo, la tragedia ha un riflesso sulla natura, oppure i paesaggi cupi e i cieli d‘acciaio hanno il loro peso nelle vite delle persone che lì abitano.
Il protagonista è il servo Efix, che lavora alle dipendenze della famiglia Pintor, una famiglia nobile andata in rovina e con grande fatica riesce a conservare il decoro, coltivando l'ultimo podere rimasto, che è il sostegno per le tre sorelle Ruth, Noemi, Ester. In passato una quarta sorella, Lia, era fuggita in continente e Efix era stato involontariamente causa della morte del padre che cercava di fermarla. Morta anche Lia, torna alla casa materna Giacinto, suo figlio, un giovane dissoluto che manda in rovina le zie.
Efix vive immerso nel rimorso dedicando la sua vita a quella famiglia Pintor e pensa di riscattarsi e di riscattare i Pintor andando a cercare l’elemosina durante le feste religiose sarde, ma la tragica situazione finanziaria verrà sanata solo grazie al matrimonio di Noemi, una delle sorelle di Lia, con il ricco cugino Don Predu. Si esaurisce così la missione di Efix che, ritornato al paese per le nozze di Noemi, muore proprio il giorno in cui vengono celebrate.
In questo libro mi è piaciuto molto il modo in cui Grazia Deledda presenta i personaggi attraverso i gesti, gli sguardi e il silenzio interrotto dal vento che muove le canne. Le loro esistenze sono sopraffatte dalla colpa, che presuppone l’espiazione e dal destino, a cui è impossibile opporsi. Bellissime anche le descrizioni dell’arcaica realtà della Barbagia e del paesaggio.
Riporto alcune frasi:
“Da una muraglia nera una finestra azzurra vuota come l’occhio stesso del passato guarda il panorama melanconico roseo di sole nascente.”
(letto su Kindle)
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