Christine de Pizan, la prima scrittrice per professione
«… se le donne avessero scritto i libri ,
so per certo che sarebbe stato diverso:
ben sanno che a torto sono accusate »
(Epistola del Dio D’Amore)
Sono stata una donna che ha sempre
sostenuto che l’inferiorità femminile ha origini culturali e deriva dal tenere
le donne chiuse nelle case dei padri e dei mariti privandole di ogni tipo di istruzione.
Sono nata a Venezia, il 1365, ma sono
cresciuta in Francia, alla corte del re Carlo V. Da bambina amavo studiare e
leggere, anche se per le donne non era cosa comune. Ho trascorso
un’infanzia felice e stimolante, componevo fin da giovanissima canzoni e
ballate che deliziavano i membri della corte.
A 15 anni mio padre mi diede in sposa a
Étienne du Castel, notaio e segretario del re, fu un matrimonio felice, un
matrimonio d’amore, allietato dalla nascita di tre bambini.
Dopo una decina d’anni, a solo
venticinque anni, la mia vita cambiò improvvisamente: persi mio padre e
poi mio marito. Rimasi sola, con tre figli da mantenere e una madre vedova.
Il mutamento di Fortuna
Fortuna perversa
Mi è stata a lungo avversa
E ancora non è stanca
Di nuocermi senza darmi tregua;
Con la sua volubilità che tanti uccide
Mi ha del tutto infranta.
Nel mio immenso dolore
Spesso mi ritrovo sola e pensosa,
A rimpiangere il felice tempo
Passato, ormai cancellato per sempre
Da Fortuna e dalla morte.
E quel ricordo mi morde
Senza tregua, con la memoria di colui
Per il quale solamente
Vivevo con tanta felicità…
E tanta gioia…
Quando la morte venne e mi portò via mio marito fu un momento
molto difficile, l'unica soluzione possibile sembrava quella di risposarmi. Io
avevo amato il mio sposo. Come potevo pensare o sperare di essere
felice con un altro che non fosse mio marito?
“Seulette suy et seulette vueil estre”:
Sono sola, e sola voglio rimanere,
sola, mi ha lasciato il mio dolce amico,
sola, senza compagno né maestro,
sola, triste e dolente,
sola, languo sofferente,
smarrita come nessuna
sola, senza più amico.
Sola, alla porta o alla finestra,
sola nascosta in un angolo,
sola, mi nutro di lacrime,
sola, dolente e quieta,
sola, non c’è nulla di più triste,
sola, chiusa nella mia stanza
sola, senza più amico…
(Ballade, XI, in Oeuvres poétiques de Christine de Pizan a cura di
M. Roy, 3 voll. Traduzione P. Caraffi)
Un sogno
Quante volte ho imprecato verso Dio!
Ahimè, mio Dio, perché non mi hai fatto nascere maschio? Tutte le mie capacità
sarebbero state al tuo servizio, non mi sbaglierei in nulla e sarei perfetta in
tutto, come gli uomini dicono di essere…
Sogno o realtà?
Mi trovavo su una nave in mezzo ad una
tempesta, il nocchiero era sparito ed io sola con i miei bambini, ero
disperata, stavo per affogare, quando giunse la Fortuna, come una buona fata
che cominciò a toccarmi e mi trasformò in uomo:
Il mio volto era cambiato ed indurito, e
la mia voce si era fatta più profonda e il corpo più forte e più snello. Mi
sentii più leggera e mi ritrovai con un animo forte e ardito di cui mi
sorprendevo e capii di essere diventata un vero uomo.
Così trasformata, cominciai ad aggiustare
la nave con chiodi e martello.
Avevo acquisito una nuova consapevolezza del mio ruolo, dopo essere
rimasta vedova.
Cercai di non abbassare il mio tenore di vita mantenendo i contatti
con la corte che avevo sempre frequentato.
Ma gli inizi furono difficili, perché
nessuno dà ascolto ad una donna, vedova per giunta. Una vedova che non si
risposa o non entra in convento è guardata con sospetto, spesso viene accusata
di avidità e lussuria.
Ero sopraffatta da mille
difficoltà giudiziarie ed economiche e da lunghe e avvilenti dispute
processuali. Sia mio marito, segretario del re, che mio padre non
avevano riscosso parecchi compensi arretrati da molti mesi ed ogni giorno
mi si presentavano anche dei creditori per dei debiti, di cui io non ero a
conoscenza! Tale è l'abitudine comune agli uomini sposati di non dire e
svelare interamente le loro faccende alle mogli,dalla qual cosa nasce spesso
del male, così come mi è chiaro per esperienza.
Ah Dio, come mi ricordo
delle numerose volte in cui ho perduto la mattinata in quel palazzo (il Louvre)
in inverno, morendo di freddo, tenendo d'occhio quelli che mi interessavano per
ricordare loro e far presente i miei bisogni, dove molte volte io udivo,con le
mie orecchie, stravaganti conclusioni e numerose strambe risposte, che mi
facevano sgorgare le lacrime agli occhi.
E' molto difficile tenersi dentro il
dolore.
Il destino, però, non mi ha colpito così in profondità, da non farmi desiderare
la compagnia e il conforto della poesia.
Mi resi conto che lo studio poteva rappresentare
innanzitutto un motivo di distrazione dalle preoccupazioni che, giorno dopo
giorno, mi perseguitavano.
Man mano, arrivai ad una soluzione:tutto
ciò che fino a quel momento era stato un diversivo, un antidoto alle mie
sofferenze, poteva diventare un’importante fonte di guadagno per garantire alla
mia famiglia una vita decorosa.
Scelsi la strada più difficile, mi
rimboccai le maniche e "dovetti diventare un uomo" per
provvedere al benessere economico della mia famiglia. Scelsi di
utilizzare l'istruzione, come professione, l'unica eredità che mio padre
mi aveva consegnato.
Cercai un lavoro e lo trovai in una
bottega di scrittura: dirigere il lavoro di maestri calligrafi, rilegatori e
miniaturisti, uno scriptorium.
Nel tempo libero continuavo a scrivere e a
inviare ballate e sonetti ai personaggi più influenti dell’epoca.

Miniatura dal Libro della pericope di Enrico II (1000-1012 ca.),
raffigurante monaci all'opera nello scriptorium
Ho riempito in 7 anni 70
quaderni di grande formato,"escript de ma main", esemplari unici e
anche lussuosi che presentavo a re e regine, a cardinali, a duchi, al papa e ai
nobili committenti del mio tempo. A seconda delle richieste facevo realizzare
delle copie da copisti professionali e da autori di miniature, fra
questi scelsi anche una donna, Anastasia, che mi è stata di grande aiuto e che
è stata più brava dei più bravi artisti uomini.
I testi, apprezzati da molti, divennero
presto la mia unica fonte di sostentamento e mi resero famosa in tutta Europa.
Scrivevo di Storia, Filosofia, Arte militare, Politica, Economia, sia in prosa
che in versi.
In soli due anni composi Le Livre
des cent ballades. Ricevetti incarichi sia dai fratelli di Carlo V, Filippo
II di Borgogna e Giovanni di Valois, sia dalla regina consorte Isabella di
Baviera e spesso mi recavo alla biblioteca del Louvre a consultare le fonti
storiche.

Un esempio di manoscritto miniato di
Christine de Pizan
Cosa vuol dire scrivere
un libro
Scrivere un libro, per
me è stato come partorire un figlio! Dopo il travaglio e la fatica, ho provato
la gioia di aver realizzato un'opera d'arte, un progetto, con un piano
iconografico fatto di miniature e illustrazioni per renderlo quanto di più
prezioso.
In ogni
libro c'è una parte di me, perciò in tutti i miei libri mi sono
raffigurata mentre scrivo con la penna d'oca, il calamaio, il raschietto, la
sabbia, la pergamena; mi sono sempre presentata come una donna intellettuale,
con un abito azzurro, simbolo della saggezza e con un velo simbolo della
modestia e del decoro.
La cité des dames (1405)

Christine de Pizan presenta il suo libro a
Margherita di Borgogna, illustrazione da La città delle dame, c. 1475.
Scrissi La cité des Dames, un libro
in cui immaginai una città costruita da donne forti e intelligenti. Scelsi la
Ragione, La Rettitudine e la Giustizia per vegliare sulla sua
edificazione. Dentro le mura della città scelsi le donne che con il loro
sapere, i loro atti e la loro fede sarebbero state di grande aiuto alla
crescita e allo sviluppo della società: la poeta Saffo, Didone e Semiramide,
fondatrici di Cartagine e Babilonia o ancora Lucrezia, che scelse il suicidio
dopo lo stupro e alcune guerriere, martiri, sante, poete, scienziate o regine;
esempi di donne virtuose e importanti nella storia dell'umanità.
Insomma ho radunato molte donne della
storia e della mitologia per dimostrare come l’oppressione maschile fosse
l’unica causa dell’inferiorità femminile. Ho descritto la possibilità di
una via alternativa alla gestione del potere, poiché è assai provato che da
loro (dalle donne) non provengono i grandi orrori e il male commessi nel mondo
continuamente» (libro II, capitolo LIII)
Se si usasse mandare le bambine a scuola e
insegnare loro le scienze con metodologia come si fa con i bambini,
imparerebbero e capirebbero le difficoltà e le sottigliezze di tutte le arti e
le scienze così bene come i maschi!
Mi sono sempre impegnata a difendere la
dignità e l’onore delle donne ed ho voluto dimostrare che uomini e donne
possiedono le stesse facoltà intellettuali e morali; per questo ho partecipato
pubblicamente ad ogni dibattito.
A corte, infatti, si usava in quel tempo
dibattere di questioni amorose formulando domande alle quali uomini e donne
potevano rispondere.
Ed io partecipai alla Querelle de
la Rose, un dibattito su alcuni punti de Le Roman de la rose, in cui la
donna viene descritta come utile solo per compiacere l’uomo e appagarne gli
istinti maschili. Questo mi irritava tanto, ma mi incuteva anche il coraggio di
obiettare e controbattere.
Osai criticare un testo
famosissimo di un autore molto stimato, Jean de Meung, potente professore
dell’università di Parigi, rispondendogli con le rime:
- Se davvero esistessero
donne così viziose come dicono gli uomini, allora gli uomini che le frequentano
non sarebbero migliori, sarebbero imbroglioni, approfittatori, complici. A donne avide e
menzognere corrispondono uomini disposti a gabbare.
Io, una donna, avevo
osato controbattere un’istituzione universitaria!
Portai questo problema
anche all’attenzione della regina in una mia lettera: Con tanti re malvagi di
paesi diversi, imperatori sleali, papi eretici e prelati senza fede e pieni di
cupidigia, tutti gli anticristo futuri, sarai d'accordo che gli uomini devono
solo tacere e le donne dovrebbero benedire e lodare Dio che ha affidato il
tesoro delle loro anime in corpi femminili.
Consigli alle donne
Vi invito ad essere umili, oneste e sagge,
a vegliare contro i nemici del vostro onore e della vostra castità e a
rifuggire gli inganni dei seduttori e degli adulatori. Dovete evitare ogni
eccesso, sia nelle spese sia nelle fogge, per cinque ragioni, perchè è un
peccato prestare troppa attenzione al corpo, perché è uno spreco di
denaro che impoverisce, perché offre un cattivo esempio e perchè vestire in
maniera stravagante e costoso induce in peccati. Guardatevi da tali futilità,
ma è giusto che ogni donna vesta secondo il rango del marito e il suo… In un
paese ben regolato devono valere limiti in tutti i settori. » (Le livre des trois
vertus p. 66 )
A mio figlio

Cristine insegna al
figlio(Attribuito a Maestro di Bedford)
Ritengo che sia compito
della donna educare i figli, per questo ho scritto un trattato di
insegnamenti a mio figlio:
- Non ingannare le donne, non
andare in giro a sedurle, non parlar male di loro, non fare come fanno tutti
gli altri uomini che quando han bevuto cominciano a ridacchiare e a sparlare.
Ecco non fare così, non ripeterle anche tu queste stupidaggini! Se sposi una
donna, purché sia una donna saggia, dalle fiducia nella gestione della casa,
deve essere padrona della casa, non è la tua serva. Fai in modo che tua moglie
ti rispetti e ti obbedisca, ma non picchiarla!
La guerra e la pace
Ho scritto anche di
armi, di cavalleria e di guerra, un lavoro insolito per le donne, che
generalmente sono occupate nella tessitura, filatura e nelle faccende
domestiche.
Mi sono documentata, ho
intervistato i Cavalieri e mi son fatta raccontare le tecniche degli assedi e i
nomi dei vari tipi di cannoni e armi ed ho scritto un manuale di arte militare:
Le livre de faites d’armes et de chevalerie.
D’altra parte la dea
Minerva non era una donna?
- O Minerva! Dea delle
armi e della cavalleria, che, andando oltre la comprensione delle altre donne,
scopristi e iniziasti, tra le altre le nobili arti e scienze, il modo di
forgiare armi e armature di ferro e creato e dato le istruzioni necessarie per
allestire uno schieramento di battaglia, come intraprendere un attacco e come
impegnarsi adeguatamente in un combattimento. Signora e alta dea, non
ti dispiaccia che io, una piccola e semplice donna, dovrei impegnarmi a parlare
di un ufficio così elevato come quello delle armi.
Dio lo sa, se
desidero contribuire alla pace ed evitare la guerra con i mezzi della mia
limitata conoscenza.
Il miglior governo, a
mio giudizio, è la monarchia esercitata dal “buon principe”, circondato da
consiglieri illuminati e disinteressati, che deve assicurare l’unità attraverso
la pace e l’amore.
Ho sempre desiderato la pace non solo tra
paesi nemici ma soprattutto la pace tra le compagnie militari e tra Principi
consanguinei, la pace civile.
La Francia purtroppo è
stata attraversata da un triste periodo di guerre. I potenti duchi di
Borgogna, di Berry e d’Orléans hanno lottato tra di loro per impadronirsi del
regno e la Francia è stata preda della guerra civile e di estenuanti
insurrezioni popolari.
Allora scrissi un
trattato sul buon governo, pieno di consigli su come ottenere e gestire il
tesoro della pace, dedicato al delfino Luigi di Francia, duca di Guyenne , Livre
de la paix .
Con l’Epistre a la
Reine, supplicai la regina Isabella di Baviera di farsi
“mediatrice di pace” e di intercedere per porre fine ai conflitti a beneficio
di tutto il popolo:
“Io sono una donna e scrivo a te che sei una donna e madre, io mi appello a
te che sei la regina per cercare di scongiurare la guerra…quando c'è la guerra,
più di tutti a soffrire sono le donne!”
Vivevo con angoscia quel periodo di guerre, i morti per la strada. i profughi, le
continue tasse, i mercati vuoti… Avvertivo il fallimento delle mie esortazioni
verso i nobili e i giovani delfini che non si erano rivelati “buoni Principi”.
Molto amareggiata e stanca allora mi ritirai in convento a Poissy, unico
luogo di pace rimasto.
Non volli prendere i
voti, come si usava allora, volli restare ancora una donna libera.
Ero caduta in un
torpore, ma continuavo a pregare e invocavo ogni giorno la pace .
Poi finalmente il
«miracolo», grazie ad una donna, «onore per il sesso femminile» (quel honneur
au femenin sexe!) Ho riaperto gli occhi a nuova luce! Io, Cristina, che ho
pianto per 11 anni, ora finalmente rido, una donna sta salvando la Francia.
PulzellaTu, Giovanna, nata nella giusta ora,
benedetto sia colui che
ti creò!
Pulzella inviata da
Dio,in cui lo Spirito Santo irradia
la sua immensa grazia,
in cui risiede
tutta la grandezza
dell’alto dono,
non c’è richiesta che
[Dio] ti rifiuti.
Chi ti ricompenserà mai
abbastanza?
E tu, Pulzella
benedetta,
dovresti essere
dimenticata,
dopo che Dio ti ha tanto
onorata
dopo che hai sciolto la
corda che teneva legata la Francia?
Potremmo mai lodarti
abbastanza
per aver dato a questa
terra, umiliata dalla guerra, la pace?
(dal Poema di Giovanna d'Arco)
Scrivere mi ha permesso
di esprimere la mia voce. Con le parole ho lottato contro le ingiustizie e ho
mostrato che anche una donna può pensare, insegnare e cambiare il mondo.
Difendere le donne è stato l’unico impegno
della mia vita. Le ho sempre spronate perché prendessero coscienza del loro
valore per risollevarsi da questa condizione di inferiorità.
Nota: lo scritto in corsivo è tratto dalle
opere di Cristine de Pizan