sabato 15 marzo 2025

Romanzo collettivo " Il caso Vanessa"

 “Scrivere per comunicare, per esprimere, per capire. Scrivere perché spesso il mondo reale non può o non vuole contenere la ricchezza dei nostri sogni, dei nostri ideali, delle nostre esperienze più profonde. Scrivere perché la finzione (letteraria) è più accattivante del reale, può essere più vera, più vicina alla verità, e scrivere nasce dal desiderio di “aumentare” la realtà. Leggere è cercare di inseguire i sogni, le fantasie di altri che altri mondi hanno saputo costruire con le parole. Scrivere è riscoprire il proprio sguardo sul mondo e farlo nuovo. Il proprio sguardo di donna.” Lorenza Colicigno

Il romanzo collettivo sta prendendo forma come un ipertesto multimediale ed è visitabile

Qui:  Il caso Vanessa  

 

mercoledì 5 marzo 2025

Laboratorio di scrittura, "Lettere d'amore"

Laboratorio di scrittura, condotto da Lorenza Colicigno, a cui ho partecipato in Craft Wordl



 


 

 

 

 

 

 

Tutto il lavoro è stato pubblicato in due E-Book

 https://my.visme.co/view/8r17ddvq-lettere-d-amore-vol-1#s1 

https://my.visme.co/view/76r7x9qx-lettere-d-039-amore-vol-2#s1 

 Recensione di Yvette Marie Marchand,  critica letteraria

 "Quando Lorenza Colicigno mi ha chiesto di leggere e commentare questi due volumi del titolo “Lettere d’Amore”, il risultato finale di un corso di scrittura creativa tenuto da lei in due diversi “luoghi non luoghi” delle etere, Craft e Second Life, semi-alfabeta informatica quale sono, temevo di trovarmi a dover svolgere un compito a cui non fossi, in assoluto, preparata.
Per mia sorpresa mi sono invece trovata piacevolmente coinvolta in una interessantissimo esperimento letterario, svolto online tra persone non fisicamente presenti negli stessi luoghi e anche in un certo senso, nemmeno sempre nella stessa “dimensione”.
L’esperimento coinvolgeva quindi una pluralità di voci, cosa che ha dato vita a due testi vivaci e animati. I due volumi, infatti, offrono degli interessanti spunti d’analisi anche per una che, come me, vive da quasi quarant’anni nel mondo dell’insegnamento della letteratura diciamo in modalità “usuale”. Uno di questi spunti è sicuramente rappresentato dall’idea di aver pensato di usare la forma epistolare per mettere alla prova, come immagino, le lezioni  siano prefisse ad insegnare, e cioè: come scrivere un testo creativo e infine come confezionare un omogeneo testo corale di finzione (nel senso di fiction) in modo da poter catturare l’attenzione del lettore e, allo stesso tempo, permettere ad ogni contributor di avere uno spazio necessario per potersi esprimere al meglio.
La lettera, infatti, è un’entità estremamente “libera”, in quanto non esistono regole fisse che governano la sua lunghezza, né che determinano i suoi contenuti. I vari autori potevano, quindi, esprimersi liberamente utilizzando al massimo ognuno la sua immaginazione, le sue tecniche individuali di scrittura e soprattutto le competenze nella scrittura che il corso aveva fornito.
Sono presenti infatti nei due volumi lettere di diverso tipo: lettere tra figlie e mamme, tra uomini e donne, tra amici, amiche, amanti, mariti e mogli. I contenuti variano e lo stile di ognuna di loro è, infatti, molto personale e distinta, ciò che fa capire che la forma dei volumi è stata una giusta scelta.
In quanto una corrispondenza poi, con qualche eccezione, la maggior parte degli scriventi ha dovuto creare due personaggi distinti, spesso di sesso diverso, cosa che avrà ben messo alla prova i loro talenti di scrittori, prove che in tutti i casi sono state superate molto bene. Il fatto che, come mi sembrava di capire dai testi, tutti i partecipanti del corso siano state donne (se mi sbaglio, sarà un’ulteriore prova della bravura sia di insegnante che di apprendisti), non posso che notare che sono state molto brave a creare personaggi dell’altro sesso. 


Le diverse storie che sono emerse dalla lettura dei vari testi sono poi molto interessanti e coinvolgenti e ciò dimostra che tutti i discenti hanno capito che anche in un testo di finzione, anche nei testi più fantasiosi, la verisimilitudine, nel senso di coerenza alla logica e alla probabilità, è sempre una componente molto importante.
Per entrare più nel vivo dei contenuti, possiamo dire che i nostri scrittori sono stati molto creativi e convincenti. Nelle belle e struggenti lettereallamadrechenonc’èpiù di Lorenza Colicigno che apre il primo di questi due volumi, al lettore viene data la possibilità di entrare nel vivo delle complesse dinamiche che per tutta la vita hanno regolato un rapporto tra una madre e una figlia, rendendolo difficile e creando un distacco importante tra loro. L’autrice, utilizzanodo la tecnica di una serie di diari e note lasciatela dalla madre ormai deceduta, riesce a svelare e spiegare ciò che durante la vita non erano mai riuscite a comunicare l’una all’altra.  

Nella interessante e molto attuale: “Una storia dei nostri tempi” di Eva Kraai, due persone che hanno creato un rapporto significativo e intima online scoprono una verità sorprendente e importante. Nella bella e delicata “Lettera a un amico” di Rosanna Galvani, viene offerta una importante lezione di rispetto e amore amicale, mentre nelle sincere “Lettere d’amore” di Rosa Massaro, da ciò che sembra un sano rapporto coniugale emerge un’inquietante realizzazione che tutto non è sempre quello che possa sembrare.
Il secondo volume si apre con “Allo Specchio” di Fiona Saiman che consiste in una serie di lettere tra due amiche vere, tra due se stesse, che si confrontano virtualmente in Craft. Questo bel testo permette al lettore di riflettere su come la vita virtuale permette di arrivare a conclusioni interessanti anche su quella reale, delle volte avvicinando persone che altrimenti si sarebbero perse nella piattezza del mondo reale. Il testo è brillante e intrigante.
Il testo di “Mister Godot” di Wizardoz Chrome è bellamente inusuale … e anche paradossale e avvincente … quanto il nome del suo scrittore e porta ad un finale sorprendente, mentre “Cara Mamma” di Lux Tergeste contiene delle lettere molto realistiche a una madre, immaginiamo, che stia in casa di cura. La figlia vuole finalmente dire alla madre le cose come sono, ma la mamma le sta sfuggendo probabilmente per qualche tipo di demenza senile. Il testo offre un approccio molto sincero e candido alla questione … forse anche con quella crudezza che lo rende utile oltre che bello e interessante.
In “Amore tra le stelle” di Arcanquest Frank troviamo una storia di amore tra Leonardo, un astronauta, e una donna: un amore che diventerà eterno per una bella trovata dell’autore di questa storia.
Il volume si chiude con “Letter To The Master” di Skye Galileo, che, partendo da un amore molto intrigante di una giovane con un uomo che lei chiama “The Master”, per una esperienza non creata da lei si emancipa e ritorna a prendere la sua strada.


Vorrei infine complimentarmi con Lorenza Colicigno che ha tenuto i corsi di scrittura creativa online, guidando i suoi discenti verso questi bei risultati. Complimenti quindi naturalmente anche a loro … e, soprattutto, a proseguire."
 

domenica 16 febbraio 2025

Buon Compleanno al mio blog

 Il 17 febbraio 2004, pubblicavo il primo post sul Blog di Splinder, iniziando quasi per gioco a far parte del magico mondo dei blogger! Non conoscevo alcunché di informatica, di siti, di Internet, ma avvertivo una forte attrazione e un vivo desiderio di tentare e… per tentativi ed errori… devo dire che sono riuscita nel mio intento e per questo provo un’impareggiabile soddisfazione!


La mia passione è stata alimentata dalla voglia di imparare, di segnalare link di interesse scolastico di condividere esperienze. Ora questo blog è una palestra per allenarnmi a scrivere, un diario in cui descrivo esperienze, parlo delle mie letture, dei film, fisso alcuni pensieri per ritrovarli nella sua memoria, per modificarli o cancellarli...E' una memoria interattiva, dove tutti possono  intervenire con i commenti per completare o mettere in discussione, cosìcchè ogni mio scritto diventi perfettibile.  

 Molti miei amici hanno lasciato il blog, continuerò a resistere, perchè mi piace scrivere anche se non sono molto assidua e i miei post non hanno una cadenza fissa.

“La scrittura non è magia ma, evidentemente, può diventare la porta d’ingresso per quel mondo che sta nascosto dentro di noi. La parola scritta ha la forza di accendere la fantasia e illuminare l’interiorità.”
Aharon Appelfeld

I commenti sono sempre graditissimi!  Io resisto... finchè le parole riusciranno ad aprire la strada ai miei pensieri!



sabato 15 febbraio 2025

Diamanti di Ozpetec (film)

 Diamanti è un film del 2024 co-scritto e diretto da Ozpetec

Ho visto a cinema questo film un mese fa, scrivo solo adesso qualcosa per condividere con chi mi legge e per ricordare a me stessa. Un film da vedere, dalla trama densa di personaggi, protagoniste le donne, ognuna con la sua storia, con la sua forza o la sua fragilità, sono "diamanti" non perchè pietre preziose, ma per la dureza e la resistenza. In secondo piano le figure maschili, perlopiù relegati ai ruoli di mariti violenti, giovani farfalloni e tuttofare alle dipendenze di una donna forte. Un grande omaggio al mondo femminile, donne che cadono e sanno rialzarsi, sempre pronte a risorgere. 

Qui trama e cast

 

martedì 11 febbraio 2025

EMILIA PÉREZ Film

                    

 

 

 Il film del 2024 di Jacques Audiard con Zoe Saldaña e Selena Gomez racconta la storia di un boss criminale che affronta una transizione di genere.

Un film molto sorprendente e fuori dagli schemi, con un ritmo narrativo intenso e avvincente, mescola sapientemente musical e thriller. E' allo stesso tempo dramma e commedia, commuove e diverte e riesce a coinvolgere lo spettatore. Bravissime  la Gascon nel  doppio ruolo e Zoe Saltana  che interpreta l' avvocato Rita.

Il tema è la ricerca di una nuova identità e di una vita diversa, con le difficoltà che questo comporta nel rimuovere il passato. E' un film che sfida le convenzioni di genere ma rimane poco convincente che un pericoloso narcotrafficante possa redimersi diventando donna...

Trama e cast su Wikipedia


lunedì 10 febbraio 2025

In memoria di tutte le vittime dei massacri delle foibe



Coltivare la memoria
nella nebbia del tempo
che sorge dal silenzio
delle gole del Carso,
perchè risorga alla luce,
da quel baratro di follia,
la pietà per le vittime
e la verità per la storia.
Ricordare senza rancore
l'orrore della vendetta
dell'ultimo fuoco di guerra,
le vittime di un terrore,
e i profughi dalla propria terra.
Dipingere su quelle rocce
un arcobaleno di tante etnie
che abbracci ogni confine,
al di là di ogni ideologia.

R.M.

sabato 1 febbraio 2025

Il giorno della Memoria in Craft

 

 In Craft Wordl il Giorno della Memoria  con le testimonianze di alcuni sopravvissuti dai campi di concentramento


 Goti Bauer
Quando, nel 1938, entrarono in vigore le leggi razziali, Goti Bauer aveva 14 anni e viveva a Fiume con i genitori e un fratello minore. La sua famiglia tentò di trovare riparo in Svizzera. Ma fu venduta ai fascisti e ai nazisti. Nel maggio del 1944 cominciò il viaggio verso Auschwitz, dove Goti sentì spesso ripetere la frase: "Durch den Kamin", da qui si esce solo attraverso il camino.
Nel lager Goti Bauer consolava le compagne deportate; tornata a casa, dopo la liberazione, è diventata la paladina della necessità di testimoniare. La superstite si è sposata subito dopo aver ottenuto la libertà. Il marito, scomparso nel 2002, aveva voluto farle un "regalo", offrendole di far cancellare il numero di matricola impresso a fuoco sul braccio. Una decisione che Goti accettò ma che oggi ritiene un errore: "Togliere il tatuaggio è stato inutile. Quel numero resta impresso nella nostra anima".


«Non c'è una ragione, la salvezza è arrivata per caso»

Benjamin Capon

Ebreo nato a Salonicco nel 1927, fu arrestato ad Atene e deportato nell’aprile del 1944. Nel 2005, tornando ad Auschwitz per la cerimonia ufficiale del 27 gennaio, giorno della liberazione del campo di sterminio, Benjamin Kapon ha detto: "Uno può perdonare, un altro no. Io posso perdonare, ma con il cuore freddo". Racconta che una volta fu coinvolto con suo cugino, uno degli ebrei reclutati per trasportare i cadaveri al forno crematorio, nello scambio di qualche dente d'oro con altra merce, soprattutto pane. Vennero scoperti. Kapon porta ancora sul volto la cicatrice delle percosse subite. Il cugino fu ucciso. La più grande consolazione del sopravvissuto risiede nella famiglia creata dopo il ritorno. Kapon mostra le numerose foto dei suoi cari esposte nel salotto e commenta: "Sono la mia vita".


«Mia madre, la sera stessa che siamo arrivati è stata bruciata»

Liliana Segre
Nata nel 1930, nell’inverno del 1944 Liliana Segre fu costretta a salire su un camion che attraversava Milano per raggiungere i sotterranei della stazione Centrale e il binario 21, da dove partivano i treni per Auschwitz-Birkenau. Suo padre era con lei, ma non lo vedrà più. "Imparai in fretta - racconta la donna - che lager significava morte, fame, freddo, umiliazioni, torture, esperimenti".
Nel campo la superstite lavorava in una fabbrica di munizioni. Una volta una compagna, una ragazza francese di nome Janine, si era ferita gravemente a una mano. Mentre, durante la selezione, ne veniva decretata la condanna a morte immediata, Liliana Segre confessa di non essersi voltata: "Avrei voluto farlo, solidarizzare con Janine. Non lo feci. È un pensiero che mi tormenta sempre".
La sopravvissuta ha anche descritto più volte la cosiddetta "marcia della morte", durante la quale i prigionieri furono costretti a seguire i nazisti in fuga. Fino a quando questi ultimi si tolsero la divisa per nascondersi tra la popolazione civile. Una SS gettò a terra la sua pistola. La donna pensò: "Prendo l'arma e la uccido". Poi si bloccò. "No, non la prendo". E in quel momento, dice la Segre, "ha vinto la vita".


«Io dormivo con le dita nelle orecchie. Perché era troppo»

Heinz Salvator Kounio
Le deportazioni da Salonicco, in Grecia, cominciarono a metà marzo del 1943. Una sola famiglia, per quanto si conosca, è arrivata ad Auschwitz-Birkenau ed è tornata a casa senza perdere alcuno dei suoi membri. È quella di Heinz Salvator Kounio, che quando fu preso dai nazisti aveva 15 anni. La popolazione ebraica, all'inizio delle deportazioni, era quasi la metà di quella dell'intera città di Salonicco. Dei 58.500 ebrei deportati, ne tornarono meno di 2.000. Tra questi, appunto, Heinz Kounio. La madre era un'askenazita cecoslovacca, il padre un fotografo, appartenente alla medio-alta borghesia sefardita di Salonicco. Kounio e i suoi familiari, tra i primi deportati, si salvarono perché conoscevano il tedesco, e quindi erano in grado di essere utili ai nazisti.
Kounio ha scritto un resoconto della prigionia: "A Liter of Soup and Sixty Grams of Bread" (un litro di zuppa e 60 grammi di pane), asciutta cronaca autobiografica sulla Shoah.


«Mai più, mai più una dittatura. È l'inizio di ogni male.»

Franco Schönheit
Non è soltanto il cognome tedesco ad averlo salvato, ma anche l'appartenenza alla categoria degli ebrei misti, cioè di coloro che non hanno il cento per cento di sangue ebraico. Franco Schönheit, ferrarese, nato nel 1927, aveva due nonne cattoliche, quindi, secondo i nazisti, apparteneva a coloro che non dovevano essere eliminati per primi.
Fu catturato a Ferrara nel febbraio 1944 dalla polizia italiana, assieme ai genitori. Fu portato nel campo di Fossoli, in provincia di Modena. Lì a suo padre venne affidato il compito di capoblocco. Il 5 agosto del 1944 Schönheit arrivò a Buchenwald; fu liberato l'11 aprile dell'anno dopo.
"In quelle baracche c'erano circa 30.000 persone, nella stragrande maggioranza deportati politici, cioè il fior fiore della resistenza antinazista in Europa. Io e mio padre fummo molto aiutati da un medico polacco", testimonia il sopravvissuto.
Schönheit ricorda l'episodio di un giovane-SS che gli donò una moneta e scoppia a piangere mentre commenta: "Lui con la sua divisa e il suo mitra aveva perso, perché era dalla parte sbagliata. Io avevo vinto perché ero dalla parte giusta".


«Più che odiarli, i tedeschi li ho sempre diprezzati»

Nina Benroubi
Nata a Salonicco nel 1923, fu prigioniera a Bergen-Belsen per sei mesi nell'agosto del '43. Un periodo più breve rispetto ad altri ebrei, perché Nina è di nazionalità spagnola, e la Spagna, al tempo delle deportazioni, era alleata della Germania pur non avendo accettato di legarsi all'Asse e di partecipare alla guerra.
I Benroubi appartenevano alla borghesia di Salonicco.
Nina racconta che fu lei stessa, inconsapevole, ad accompagnare alla stazione i genitori del fidanzato Alberto, che sarebbero saliti su uno dei convogli diretti in un campo di sterminio. Alberto, fuggito da Salonicco, divenne partigiano e fece un giuramento: non si sarebbe dato pace se non si fosse vendicato dei tedeschi.
Tornata a casa alla fine della guerra, dopo lunghe peripezie in giro per il Mediterraneo, Nina Banroubi racconta di essersi sposata con Alberto e di aver viaggiato insieme con lui instancabilmente, come se in questo modo potessero essere compensati di quanto subito dai nazisti.


«Mio dio, perché, perché. Questo perché rimarrà per sempre senza risposta»

Nedo Fiano
Nato a Firenze nel 1925. Fu arrestato nel febbraio del 1944 e condotto nel campo di Fossoli; il 16 maggio dello stesso anno fu deportato ad Auschwitz assieme a tutta la sua famiglia: Nedo Fiano è l'unico superstite.
"A 18 anni sono rimasto orfano - dice - quest'esperienza devastante ha fatto di me un uomo diverso, un testimone per tutta la vita".
La sua storia è emblematica di come la salvezza potesse arrivare per caso. Quando giunse al campo, un ufficiale delle SS chiese se tra i prigionieri ci fosse qualcuno che conosceva il tedesco. Fiano si fece avanti. Alla domanda successiva ("Tu da dove vieni?"), la risposta ("Firenze") produsse quasi un miracolo. L'agente nazista cominciò a ripetere il nome della città, evocando ricordi personali e manifestando simpatia per il detenuto italiano. Inoltre, dopo aver scoperto che sapeva cantare, i capi del campo di sterminio lo invitavano a intrattenerli nelle loro baracche e in queste occasioni Fiano aveva la possibilità di mangiare qualcosa in più del rancio riservato agli altri prigionieri.
Fiano è stato liberato nel campo di Buchenwald, dove era stato condotto dalle SS in fuga alla fine della guerra. Si è laureato alla Bocconi, a 43 anni, mantenendo una promessa che aveva fatto alla madre.


«L'85% di quelli scesi, sono stati messi a morte all'arrivo»

Rachel Revah
Ebrea di Salonicco ma con passaporto spagnolo, in base agli accordi tra Berlino e l’alleato Franco fu deportata nel campo di Bergen-Belsen, dove non c'erano camere a gas. Vi rimase dall'agosto del 1943 al febbraio del 1944.
Rachel Revah ricorda il giorno in cui il padre fu preso e invitato a raggiungere la sinagoga. E da questa partì la telefonata ai congiunti, perché lo raggiungessero con i bagagli. L'abitazione della superstite non è lontana dalla sede dello storico consolato italiano a Salonicco. La donna dice di aver sentito parlare di Guelfo Zamboni, il console fascista che con l'aiuto del suo numero due, il capitano Lucillo Merci, riuscì a salvare dalla deportazione quasi tutti gli ebrei italiani della città, inventandosi anche documenti falsi che venivano consegnati ad alcuni ebrei greci.


«Alle donne che tornavano, avevano tolto gli organi femminili. Senza anestesia»

      La Universo Culturale Lucano con il testo"UNO SGUARDO SUL CREATO"a cura di Novella Capoluongo e il contributo di 41 autori a...