lunedì 1 giugno 2026

 

Christine de Pizan, la prima scrittrice per professione

«… se le donne avessero scritto i libri ,

 so per certo che sarebbe stato diverso:

 ben sanno che a torto sono accusate »

(Epistola del Dio D’Amore)

Sono stata una donna che ha sempre sostenuto che l’inferiorità femminile ha origini culturali e deriva dal tenere le donne chiuse nelle case dei padri e dei mariti privandole di ogni tipo di istruzione.

Sono nata a Venezia, il 1365, ma sono cresciuta in Francia, alla corte del re Carlo V. Da bambina amavo studiare e leggere, anche se per le donne non era cosa comune.  Ho trascorso un’infanzia felice e stimolante, componevo fin da giovanissima canzoni e ballate che deliziavano i membri della corte. 

A 15 anni mio padre mi diede in sposa a Étienne du Castel, notaio e segretario del re, fu un matrimonio felice, un matrimonio d’amore, allietato dalla  nascita di tre bambini.

Dopo una decina d’anni, a solo venticinque  anni, la mia vita cambiò improvvisamente: persi mio padre e poi mio marito. Rimasi sola, con tre figli da mantenere e una madre vedova.


Il mutamento di Fortuna

Fortuna perversa

Mi è stata a lungo avversa

E ancora non è stanca

Di nuocermi senza darmi tregua;

Con la sua volubilità che tanti uccide

Mi ha del tutto infranta.

Nel mio immenso dolore

Spesso mi ritrovo sola e pensosa,

A rimpiangere il felice tempo

Passato, ormai cancellato per sempre

Da Fortuna e dalla morte.

E quel ricordo mi morde

Senza tregua, con la memoria di colui

Per il quale solamente

Vivevo con tanta felicità…

E tanta gioia…

Quando la morte venne e mi  portò via mio marito fu un momento molto difficile, l'unica soluzione possibile sembrava quella di risposarmi. Io avevo amato il mio sposo.  Come potevo pensare o sperare di essere felice  con un altro che non fosse mio marito?

“Seulette suy et seulette vueil estre”:

Sono sola, e sola voglio rimanere,

sola, mi ha lasciato il mio dolce amico,

sola, senza compagno né maestro,

sola, triste e dolente,

sola, languo sofferente,

smarrita come nessuna

sola, senza più amico.

Sola, alla porta o alla finestra,

sola nascosta in un angolo,

sola, mi nutro di lacrime,

sola, dolente e quieta,

sola, non c’è nulla di più triste,

sola, chiusa nella mia stanza

sola, senza più amico…

(Ballade, XI, in Oeuvres poétiques de Christine de Pizan a cura di M. Roy, 3 voll.  Traduzione P. Caraffi)

Un sogno

Quante volte ho imprecato verso Dio! Ahimè, mio Dio, perché non mi hai fatto nascere maschio? Tutte le mie capacità sarebbero state al tuo servizio, non mi sbaglierei in nulla e sarei perfetta in tutto, come gli uomini dicono di essere…

Sogno o realtà?

 Mi trovavo su una nave in mezzo ad una tempesta, il nocchiero era sparito ed io sola con i miei bambini, ero disperata, stavo per affogare, quando giunse la Fortuna, come una buona fata che cominciò a toccarmi e mi trasformò in uomo:

Il mio volto era cambiato ed indurito, e la mia voce si era fatta più profonda e il corpo più forte e più snello. Mi sentii più leggera e mi ritrovai con un animo forte e ardito di cui mi sorprendevo e capii di essere diventata un vero uomo.

Così trasformata, cominciai ad aggiustare la nave con chiodi e martello.

Avevo acquisito una nuova consapevolezza  del mio ruolo, dopo essere rimasta vedova.

Cercai di non abbassare il mio tenore di vita  mantenendo i contatti con la corte che avevo sempre frequentato.
 Ma gli inizi furono difficili, perché nessuno dà ascolto ad una donna, vedova per giunta. Una vedova che non si risposa o non entra in convento è guardata con sospetto, spesso viene accusata di avidità e lussuria
.

Ero sopraffatta da mille difficoltà giudiziarie ed economiche e da lunghe e avvilenti dispute processuali.  Sia mio marito, segretario del re, che mio padre  non avevano riscosso parecchi compensi arretrati  da molti mesi ed ogni giorno mi si presentavano anche dei creditori per dei debiti, di cui io non ero a conoscenza! Tale è l'abitudine comune agli uomini sposati di non dire e svelare interamente le loro faccende alle mogli,dalla qual cosa nasce spesso del male, così come mi è chiaro per esperienza.

 

Ah Dio, come mi ricordo delle numerose volte in cui ho perduto la mattinata in quel palazzo (il Louvre) in inverno, morendo di freddo, tenendo d'occhio quelli che mi interessavano per ricordare loro e far presente i miei bisogni, dove molte volte io udivo,con le mie orecchie, stravaganti conclusioni e numerose strambe risposte, che mi facevano sgorgare le lacrime agli occhi.

E' molto difficile tenersi dentro il dolore.
Il destino, però, non mi ha colpito così in profondità, da non farmi desiderare la compagnia e il conforto della poesia.

Mi resi conto che lo studio poteva rappresentare innanzitutto un motivo di distrazione dalle preoccupazioni che, giorno dopo giorno, mi perseguitavano.

Man mano, arrivai ad una soluzione:tutto ciò che fino a quel momento era stato un diversivo, un antidoto alle mie sofferenze, poteva diventare un’importante fonte di guadagno per garantire alla mia famiglia una vita decorosa.

Scelsi la strada più difficile, mi rimboccai le maniche e "dovetti diventare un uomo" per provvedere al benessere economico della mia famiglia.  Scelsi di utilizzare l'istruzione, come professione, l'unica eredità che mio  padre mi aveva consegnato.

Cercai un lavoro  e lo trovai in una bottega di scrittura: dirigere il lavoro di maestri calligrafi, rilegatori e miniaturisti, uno scriptorium.

Nel tempo libero continuavo a scrivere e a inviare ballate e sonetti ai personaggi più influenti dell’epoca.

 

Miniatura dal Libro della pericope di Enrico II (1000-1012 ca.), raffigurante monaci all'opera nello scriptorium  

Ho riempito in 7 anni 70 quaderni di grande formato,"escript de ma main", esemplari unici e anche lussuosi che presentavo a re e regine, a cardinali, a duchi, al papa e ai nobili committenti del mio tempo. A seconda delle richieste facevo realizzare delle copie da  copisti professionali e da  autori di miniature, fra questi scelsi anche una donna, Anastasia, che mi è stata di grande aiuto e che è stata più brava dei più bravi artisti uomini.

I testi, apprezzati da molti, divennero presto la mia unica fonte di sostentamento e mi resero famosa in tutta Europa. Scrivevo di Storia, Filosofia, Arte militare, Politica, Economia, sia in prosa che in versi.

In soli due anni  composi Le Livre des cent ballades. Ricevetti incarichi sia dai fratelli di Carlo V, Filippo II di Borgogna e Giovanni di Valois, sia dalla regina consorte Isabella di Baviera e spesso mi recavo alla biblioteca del Louvre a consultare le fonti storiche.

 

 Un esempio di manoscritto miniato di Christine de Pizan 

Cosa vuol dire scrivere un libro

Scrivere un libro, per me è stato come partorire un figlio! Dopo il travaglio e la fatica, ho provato la gioia di aver realizzato un'opera d'arte, un progetto, con un piano iconografico fatto di miniature e illustrazioni per renderlo quanto di più prezioso.

  In ogni libro c'è una parte di me, perciò in tutti i miei libri  mi sono raffigurata mentre scrivo con la penna d'oca, il calamaio, il raschietto, la sabbia, la pergamena; mi sono sempre presentata come una donna intellettuale, con un abito azzurro, simbolo della saggezza e con un velo simbolo della modestia e del decoro.

La cité des dames (1405)

 Querelle des femmes - Wikipedia

Christine de Pizan presenta il suo libro a Margherita di Borgogna, illustrazione da La città delle dame, c. 1475.

Scrissi La cité des Dames, un libro in cui immaginai una città costruita da donne forti e intelligenti. Scelsi la Ragione, La Rettitudine e  la Giustizia per vegliare sulla sua edificazione.  Dentro le mura della città scelsi le donne che con il loro sapere, i loro atti e la loro fede sarebbero state di grande aiuto alla crescita e allo sviluppo della società: la poeta Saffo, Didone e Semiramide, fondatrici di Cartagine e Babilonia o ancora Lucrezia, che scelse il suicidio dopo lo stupro e alcune guerriere, martiri, sante, poete, scienziate o regine; esempi di donne virtuose e importanti nella storia dell'umanità.

Insomma ho radunato molte donne della storia e della mitologia per dimostrare come l’oppressione maschile fosse l’unica causa dell’inferiorità femminile. Ho descritto la possibilità di una via alternativa alla gestione del potere, poiché è assai provato che da loro (dalle donne) non provengono i grandi orrori e il male commessi nel mondo continuamente» (libro II, capitolo LIII)

Se si usasse mandare le bambine a scuola e insegnare loro le scienze con metodologia come si fa con i bambini, imparerebbero e capirebbero le difficoltà e le sottigliezze di tutte le arti e le scienze così bene come i maschi! 

Mi sono sempre impegnata a difendere la dignità e l’onore delle donne ed ho voluto dimostrare che uomini e donne possiedono le stesse facoltà intellettuali e morali; per questo ho partecipato pubblicamente ad ogni dibattito.

A corte, infatti, si usava in quel tempo dibattere di questioni amorose formulando domande alle quali uomini e donne potevano rispondere.

Ed io  partecipai alla Querelle de la Rose, un dibattito su alcuni punti de Le Roman de la rose, in cui la donna viene descritta come utile solo per compiacere l’uomo e appagarne gli istinti maschili. Questo mi irritava tanto, ma mi incuteva anche il coraggio di obiettare e controbattere.

Osai criticare un testo famosissimo di un autore molto stimato, Jean de Meung, potente professore dell’università di Parigi, rispondendogli con le rime:

Se davvero esistessero donne così viziose come dicono gli uomini, allora gli uomini che le frequentano non sarebbero migliori, sarebbero imbroglioni, approfittatori, complici. A donne avide e menzognere corrispondono uomini disposti a gabbare.

Io, una donna, avevo osato controbattere un’istituzione universitaria! 

Portai questo problema anche all’attenzione della regina in una mia lettera: Con tanti re malvagi di paesi diversi, imperatori sleali, papi eretici e prelati senza fede e pieni di cupidigia, tutti gli anticristo futuri, sarai d'accordo che gli uomini devono solo tacere e le donne dovrebbero benedire e lodare Dio che ha affidato il tesoro delle loro anime in corpi femminili.

Consigli alle donne

Vi invito ad essere umili, oneste e sagge, a vegliare contro i nemici del vostro onore e della vostra castità e a rifuggire gli inganni dei seduttori e degli adulatori. Dovete evitare ogni eccesso, sia nelle spese sia nelle fogge, per cinque ragioni, perchè è un peccato  prestare troppa attenzione al corpo, perché è uno spreco di denaro che impoverisce, perché offre un cattivo esempio e perchè vestire in maniera stravagante e costoso induce in peccati. Guardatevi da tali futilità, ma è giusto che ogni donna vesta secondo il rango del marito e il suo… In un paese ben regolato devono valere limiti in tutti i settori. » (Le livre des trois vertus p. 66 )

A mio figlio 

 

 Cristine insegna al figlio(Attribuito a Maestro di Bedford)

Ritengo che sia compito della donna educare i figli, per questo ho scritto  un trattato di insegnamenti a mio figlio:

-           Non ingannare  le donne, non andare in giro a sedurle, non parlar male di loro, non fare come fanno tutti gli altri uomini che quando han bevuto cominciano a ridacchiare e a sparlare. Ecco non fare così, non ripeterle anche tu queste stupidaggini! Se sposi una donna, purché sia una donna saggia, dalle fiducia nella gestione della casa, deve essere padrona della casa, non è la tua serva. Fai in modo che tua moglie ti rispetti e ti obbedisca, ma non picchiarla!

 

La guerra e la pace

Ho scritto anche di armi,  di cavalleria e di guerra, un lavoro insolito per le donne, che generalmente sono occupate nella tessitura, filatura e nelle faccende domestiche.

Mi sono documentata, ho intervistato i Cavalieri e mi son fatta raccontare le tecniche degli assedi e i nomi dei vari tipi di cannoni e armi ed ho scritto un manuale di arte militare:  Le livre de faites d’armes et de chevalerie.

D’altra parte la dea Minerva non era una donna?

-           O Minerva! Dea delle armi e della cavalleria, che, andando oltre la comprensione delle altre donne, scopristi e iniziasti, tra le altre le nobili arti e scienze, il modo di forgiare armi e armature di ferro e creato e dato le istruzioni necessarie per allestire uno schieramento di battaglia, come intraprendere un attacco e come impegnarsi adeguatamente in un combattimento. Signora e alta dea, non ti dispiaccia che io, una piccola e semplice donna, dovrei impegnarmi a parlare di un ufficio così elevato come quello delle armi.

 Dio lo sa, se desidero contribuire alla pace ed evitare la guerra con i mezzi della mia limitata conoscenza.

Il miglior governo, a mio giudizio, è la monarchia esercitata dal “buon principe”, circondato da consiglieri illuminati e disinteressati, che deve assicurare l’unità attraverso la pace e l’amore.

Ho sempre desiderato la pace non solo tra paesi nemici ma soprattutto la pace tra le compagnie militari e tra Principi consanguinei, la pace civile.

La Francia purtroppo è stata attraversata  da un triste periodo di guerre. I potenti duchi di Borgogna, di Berry e d’Orléans hanno lottato tra di loro per impadronirsi del regno e la Francia è stata preda della guerra civile e di estenuanti insurrezioni popolari.

Allora scrissi un trattato sul buon governo, pieno di consigli su come ottenere e gestire il tesoro della pace, dedicato al delfino Luigi di Francia, duca di Guyenne , Livre de la paix .

Con l’Epistre a la Reine, supplicai  la regina Isabella di Baviera di farsi “mediatrice di pace” e di intercedere per porre fine ai conflitti a beneficio di tutto il popolo:

“Io sono una donna e scrivo a te che sei una donna e madre, io mi appello a te che sei la regina per cercare di scongiurare la guerra…quando c'è la guerra, più di tutti a soffrire sono le donne!”

Vivevo con angoscia quel periodo di guerre, i morti per la strada. i profughi, le continue tasse, i mercati vuoti… Avvertivo il fallimento delle mie esortazioni verso i nobili e i giovani delfini che non si erano rivelati “buoni Principi”.

Molto amareggiata e stanca allora mi ritirai in convento a Poissy, unico luogo di pace rimasto.

Non volli prendere i voti,  come si usava allora,  volli restare ancora una donna libera.

Ero caduta in un torpore, ma continuavo a pregare e invocavo ogni giorno la pace .

 Poi finalmente  il «miracolo», grazie ad una donna, «onore per il sesso femminile» (quel honneur au femenin sexe!) Ho riaperto gli occhi a nuova luce! Io, Cristina, che ho pianto per 11 anni, ora finalmente rido, una donna sta salvando la Francia.

PulzellaTu, Giovanna, nata nella giusta ora,

benedetto sia colui che ti creò!

Pulzella inviata da Dio,in cui lo Spirito Santo irradia

la sua immensa grazia, in cui risiede

tutta la grandezza dell’alto dono,

non c’è richiesta che [Dio] ti rifiuti.

Chi ti ricompenserà mai abbastanza?

 

E tu, Pulzella benedetta,

dovresti essere dimenticata,

dopo che Dio ti ha tanto onorata

dopo che hai sciolto la corda che teneva legata la Francia?

Potremmo mai lodarti abbastanza

per aver dato a questa terra, umiliata dalla guerra, la pace?

(dal Poema di Giovanna d'Arco)

Scrivere mi ha permesso di esprimere la mia voce. Con le parole ho lottato contro le ingiustizie e ho mostrato che anche una donna può pensare, insegnare e cambiare il mondo. 

Difendere le donne è stato l’unico impegno della mia vita. Le ho sempre spronate perché prendessero coscienza del loro valore per risollevarsi da questa condizione di inferiorità.

 

Nota: lo scritto in corsivo è tratto dalle opere di Cristine de Pizan

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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